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Quando scegliete una razza o un allevamento dovreste sapere che ogni scelta di acquisto è una forma di selezione.

Ogni richiesta del mercato orienta le scelte riproduttive. 

 

Le razze sono il risultato della selezione umana, ma il cane resta comunque un animale con bisogni biologici fondamentali:

respirare, muoversi, termoregolarsi, riprodursi, percepire, comunicare e vivere senza dolore.

 

Gli standard di razza si sono sviluppati anche in base alle funzioni per cui i cani venivano selezionati: la morfologia doveva riflettere funzionalità, attitudine e tipicità.

E idealmente dovrebbe essere ancora interpretata così.

 

Perché non tutto ciò che è tipico è per forza funzionale.

Non tutto ciò che è raro è automaticamente pregiato.

E non tutto ciò che viene premiato in esposizione è davvero desiderabile dal punto di vista biologico.

 

La tipicità non dovrebbe diventare un obiettivo da inseguire a tutti i costi.

 

Il problema nasce quando una caratteristica viene spinta sempre più all’estremo perché diventa un criterio estetico, fino al punto in cui il suo costo biologico supera il beneficio funzionale.

 

A quel punto non stiamo più davvero preservando una razza.

 

Stiamo semplicemente selezionando un’estetica a discapito del cane.

 

E in questo processo non sono coinvolti solo allevatori, giudici e standard.

Ci sono anche gli acquirenti: persone che dicono di amare il cane e la razza, ma che continuano a premiare e cercare caratteristiche sempre più estreme perché considerate più belle, più rare o più particolari.

 

Se amiamo davvero una razza e il cane, dovremmo imparare ad apprezzare non ciò che la rende più estrema, ma ciò che la mantiene sana, funzionale e capace di essere, prima di tutto un Cane.

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